Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO IX


Editoriale      

   La scienza della liturgia, da un secolo ad oggi, ha fatto notevoli progressi tanto nell’approfondimento teologico di ciò che essa è, quanto nella ricerca storica e nell’edizione dei testi.
   Per rendersi conto di quest’ultimo aspetto, basta sfogliare, per esempio, Missarum sollemnia di Joseph Jungmann. L’opera, pur rimanendo un punto di riferimento notevole, data l’importanza del suo contenuto, non ha, quasi, più alcuna utilità dal punto di vista dei riferimenti patristici e liturgici. Per i Padri siamo rinviati costantemente all’edizione del Migne. l due volumi 138 e 138A – del Corpus christianorum –, sui sermoni di S. Leone, per esempio; sono usciti molti anni più tardi delle più recenti edizioni dei Missarum sollemnia. Per le fonti liturgiche ed in particolare per gli Ordines fa ancora riferimento al Migne. Si può dire che in gran parte, i riferimenti oggi sono inutilizzabili. Sono facilmente immaginabili gli sforzi necessari per coloro che hanno fatto ricerche nei tempi passati. Si pensi, ad esempio, allo studio del sacramento dell’Ordine. Come trovare le fonti liturgiche evidentemente indispensabili, per seguire l’evoluzione dei suoi riti? Non esisteva una edizione facilmente accessibile della Tradizione apostolica attribuita, a torto o ragione, a Ippolito di Roma; non una edizione affidabile dei sacramentari; d’altra parte come catalogarli? Non una edizione a portata di mano dei pontificali, in particolare, del pontificale romano-germanico. Quante ricerche fastidiose e quanto tempo per rintracciare testi sparsi in diverse collezioni e quasi sempre mai sicuri!
   Bisognava anche superare ipotesi sempre riproposte che tendevano a divenire realtà nel subcosciente dei liturgisti. Molti ricordano la meraviglia e un certo stupore provocati dalla pubblicazione del libro di Antoine Chavasse sul sacramentario gelasiano e la rivoluzione che introduceva, nell’ordine da dare in seguito ai grandi sacramentari e nel fatto che Roma conosceva contemporaneamente una liturgia nella regione del Laterano e un’altra nella regione di S. Pietro in Vincoli. L’autore aveva avuto il coraggio di non accettare come evidente quanto ripetuto da sempre.
   Ritornando all’ambito dei testi, fino a qualche anno fa, si esitava a servirsi della documentazione molto abbondante d’Edmond Martène, a causa dell’incertezza nelle localizzazioni e soprattutto nelle date. Bisognava attendere la pubblicazione del lavoro paziente e competente di A.-G. Martimort, per consultare quella documentazione con profitto. Ancora fino a 35 anni fa, non si trovava facilmente nelle biblioteche un’edizione critica del sacramentario di Verona del Gelasiano antico, e si è aspettato per molto tempo l’ edizione del sacramentano di Gellone e di Angoulême. Non era facile lavorare sul sacramentario gregoriano prima che Deshusses ne pubblicasse una nuova edizione. Da sempre si è attribuito ad Alcuino la redazione del supplemento all’Hadrianum. Anche qui bisognava avere il coraggio di rivedere posizioni che sembravano definitive; anche se non tutti i liturgisti si accordano sulla persona di Benedetto d’Aniane come suo autore, non è più possibile continuare a vedere in Alcuino l’autore del supplemento. Quanta gratitudine si deve all’edizione della Prex eucharistica di A. Hänggi-I. Pahl, utile non solo per la ricerca ma anche per la pastorale!
   Ma tutto questo appartiene ormai al passato. Ancora oggi ci sono ricercatori che non si accontentano di ciò che è ripetuto da sempre. Questa rivista ne ha dato già prova e lo fa anche in questo primo numero del 1992. Il professar M. Metzger, lavorando alla sua edizione critica delle Constitutions apostoliques per «Sources chrétiennes», ritiene di poter metter in dubbio la attribuzione ad Ippolito di Roma della Tradizione apostolica, un’importante fonte frequentemente citata.
   Questa rivista pubblica con riconoscenza e legittimo orgoglio queste ricerche e si augura di mantenere sempre aperte le porte ai ricercatori. Certo, non è facile venire incontro ai desideri di tutti e di conservare l’equilibrio tra i vari aspetti o ambiti, che è stato auspicato sin dalla sua fondazione. Ringraziamo ancora tutti i nostri collaboratori conosciuti e nascosti come il segretario della rivista, Dr. Ferdinando Cannicci, come il prof. Ephrem Carr, puntiglioso correttore di alcuni articoli più delicati riguardo ai riferimenti. A tutti il nostro ringraziamento con l’augurio di avere la loro collaborazione.

ADRIEN NOCENT, osb
Direttore