Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO I


Editoriale      

   Ecclesia Orans, nata dal Pontificio Istituto Liturgico di Roma, che ha sede nella Badia Primaziale di S. Anselmo, ha sentito il dovere di essere presente al congresso mondiale degli abati benedettini che si celebra a Roma nel settembre 1984.
   II presente numero unico vuole quindi essere un omaggio agli abati benedettini riuniti a Roma: ad essi in primo luogo offriamo questo primo fascicolo della rivista.
   Questa circostanza spiega la presenza di due articoli, che pur interessando tutti i cultori di liturgia, riguardano in primo luogo il lettore monaco: l’ufficio divino monastico e il chiostro negli aspetti biblico liturgici. Senza essere in nessun modo un periodico destinato ai monasteri e ai monaci, ma indirizzandosi a tutti coloro che si dedicano scientificamente alla liturgia, si è giudicato indispensabile, in questa fascicolo di fondazione, rendere omaggio all’humus monastico di origine.
   La rivista non intende abitualmente presentare un tema unico, senza rifiutare tuttavia questa eventualità. II presente numero, tenuto conto delle circostanze della sua pubblicazione, da un’idea della linea che la rivista vuole seguire. Mancano le recensioni previste, ovviamente: esse seguiranno non appena la rivista avrà potuto rivelare la sua identità. Questa volta le recensioni si limitano alle opere pubblicate nella collana dell’Istituto: Analecta liturgica.
      Due articoli studiano un problema di eucologia nella celebrazione eucaristica.
   II professore A. Chavasse, che ringraziamo vivamente per la sua preziosa collaborazione, nonostante difficoltà di salute, studia i processi di elaborazione delle antifone d’introito, del graduale, dell’offertorio, e di comunione delle domeniche dopo Pentecoste, nonché i graduali del santorale. Se i lavori di dom Hesbert, deceduto recentemente, hanno portato un contributo considerevole a queste ricerche, ora sono completate e talvolta corrette.
   Mentre il lavoro di A. Chavasse si limita soprattutto al campo letterario, J. Pinell, professore dell’Istituto liturgico, nel suo articolo: Repertorio del «Sacrificium» (Canto ofertorial del rito hispanico) para el ciclo dominical «De quotidiano» ci dà l’edizione critica dell’intero repertorio del sacrificium (canto offertoriale) per il ciclo De quotidiano, e lo studio storico-dottrinale che lo precede. Abbiamo qui una monografia che forma parte dei lavori preparatori per la revisione e riedizione del Messale Ispano-Mozarabico, affidata, per incarico della Conferenza Episcopale Spagnola, ad una Commissione presieduta dal Cardinale Arcivescovo di Toledo, e di cui l’autore dell’articolo è Direttore Tecnico.
   II repertorio contiene 33 pezzi letterari, estratti dalla Scrittura, ma artificiosamente rielaborati, testi destinati a diventare dei canti di una non meno raffinata elaborazione musicale. Costituisce una sequenza di altrettanti quadri della Storia salvifica. Vi si descrivono i sacrifici dell’Antico Testamento. Le riflessioni che se ne traggono inducono alla fervente contemplazione della santità del sacerdozio e della dignità cultuale del popolo di Dio.
   Nella stessa linea storico-liturgico-teologica P. Verbraken direttore della Revue Bénédictine, che recentemente ha festeggiato il suo primo centenario, e continuatore delle ricerche di G. Morin e C. Lambot su sermoni di sant’Agostino, ci offre l’edizione critica del sermone LVIII per la Traditio del Pater. Dei quattro sermoni conservatici sulla traditio del Pater, tutto sommato molto pochi se si pensa al lungo episcopato del vescovo di Ippona, il P. Verbraken ci offre il sermone LVIII, sermone certamente pronunciato ad Ippona, e in cui alcuni attacchi contro i Pelagiani potrebbero farlo datare intorno agli anni 412-416.
   L’articolo di A. Chupungco ci conduce in un altro campo non meno interessante, che tocca più da vicino la pastorale fondata sulla storia e la teologia. Si tratta di una rilettura dell’articolo 106 della Sacrosanctum Concilium e dell’importanza della domenica nell’anno liturgico. Tale rilettura apporta elementi nuovi di cui non si può non tener conto nella spiritualità e nella pastorale della domenica. Si segue passo a passo la difficile elaborazione dell’articolo 106 di SC e si arriva così a una teologia corretta e completa della domenica.
   B. Neunheuser ci presenta la problematica dell’ufficio divino monastico: essa supera infatti l’interesse del solo mondo monastico. L’evoluzione subita dall’ordinamento dell’ufficio, la sua legge quadro, le possibilità locali d’adattamento, vanno ben oltre l’ambito monastico, per far convergere la riflessione su un modello liturgico valido per tutti: la liturgia delle chiese nell’unica chiesa.
   C. Valenziano ci presenta la visione ideale di una architettura monastica poco studiata. Il chiostro secondo i suoi aspetti biblico-liturgici non è stato oggetto di studi. Ciò che viene offerto alla nostra attenzione si colloca lontano dalle visioni anguste e limitate, che vorrebbero seppellire il chiostro come pura invenzione medievale, ormai sorpassato e senza valori.
   Quest’articolo avvia riflessioni architettoniche e propriamente monastiche nel senso più attuale della parola.

ADRIEN NOCENT, osb
Direttore
1984



Editoriale
(Anno I-1984)

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(Anno I-1984)

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(Anno I/II-1984/1985)

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(Anno II-1985)

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(Anno I/II-1984/1985)