Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO VII


Editoriale      

   La nuova annata della rivista sembra iniziar bene. Salutiamo gli abbonati della prima ora che testimoniano la loro fedeltà, mentre siamo onorati di far conoscenza dei nuovi.

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   «Ecclesia Orans» rimane fedele alla sua linea, garantita dalla qualificata collaborazione di Autori riconosciuti per la loro competenza in campo liturgico. Abbiamo ricevuto apprezzamento per lo spazio dato a lavori di nuovi ricercatori, ai quali va il nostro augurio e ringraziamento. Le loro ricerche stanno a dimostrare che la «razza» dei liturgisti non è in estinzione e che per l’avvenire avremo degni successori nella scienza liturgica. Anzi, pensiamo che poter affiancare nuovi nomi ad altri di sicura fama, costituisca un incoraggiamento per i più giovani nel proseguimento delle loro ricerche.
     Senza introdurci nella pastorale, pensiamo sarebbe auspicabile che la nostra rivista potesse entrare scientificamente nel campo di certe ricerche già spesso iniziate, disputate e mai concluse. Lo abbiamo già fatto, benché raramente. Penso al problema della cresima, per la quale si stanno promovendo delle soluzioni concrete (cosiddette pastorali), ma in contraddizione non solo con l’intera tradizione, anche romana, ma anche, sembra, con una completa teologia del sacramento. Questa teologia, già impoverita nel tempo di Fausto di Riez, meriterebbe nuovi studi e pubblicazioni, per esempio di testi poco conosciuti. Si potrebbe anche studiare in quale misura la pastorale può trascurare una tradizione rituale di almeno 14 secoli e come la teologia di un sacramento possa non essere attuata nella prassi liturgica tradizionale. Si può anche legittimamente pensare all’attuale rituale della cresima, le cui disposizioni sono in flagrante opposizione ai Praenotanda. Ricerche storiche e teologiche potrebbero aprire nuove vie, frenare una forma di creatività che sembra ignorare l’intera tradizione e rischia di immergerci in gravi difficoltà. Penso alle epiclesi delle nostre attuali Preghiere Eucaristiche, spesso ai margini del significato eucaristico di una epiclesi, all’impossibilità presente di tradurre anafore orientali nelle nostre lingue per una loro utilizzazione in prospettiva ecumenica nelle nostre celebrazioni. Studiare nuovamente questi problemi, a condizione di non ripetersi e di apportare elementi testuali, tradizionali, teologici nuovi potrebbe condurre ad importanti chiarimenti, fin forse a dimostrare che, in alcuni casi, una riforma... potrebbe essere riformata.
     Rinnoviamo infine la richiesta, già avanzata l’anno scorso a tutti gli abbonati, di farci conoscere il loro parere e i loro desideri. Una vostra collaborazione in tal senso aiuterebbe la rivista a venire incontro alle vostre aspettative e ne garantirebbe il progresso in avvenire.

ADRIEN NOCENT, osb
Direttore