Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XII


Editoriale      

    Da diversi anni viene pubblicata la rivista Ecclesia orans. È lecito chiedersi quindi se riscuota successo e qual è la sua reale validità. Il fatto che non manchino abbonati non significa che sia letta e che, per alcuni, la rivista esaurisca il suo scopo nella cronaca di ogni fascicolo.
    Non si tratta di tornare indietro e rimettere in discussione ancora una volta la linea scelta per questa rivista. I vantaggi e gli svantaggi di questa scelta sono stati ampiamente discussi; non è il caso di ritornarci sopra...
    Per alcuni si pone un problema più profondo: ritengono che ricercatori di razza nel campo della liturgia siano quasi estinti e non c’è grande speranza di resurrezione.
    Sono del parere che una tale presa di posizione non si debba accettare. Contro questo pessimismo, ci sia concesso di prendere come esempio, ciò che può essere frequentemente constatato nella facoltà di liturgia di Sant’Anselmo di Roma. Lo studio approfondito dei testi e la ricerca non scoraggiano, nell’insieme, gli studenti e, anche se non tutti sono destinati alla ricerca scientifica nello studio dei testi, alcuni rivelano vere capacità e doti in questo settore. Ma si deve dar loro tempo per farsi un’esperienza e acquisire padronanza della materia. Si deve dare loro fiducia e non mostrarsi pessimisti. Oggi non siamo più ai tempi di un Duchesne, di un Morin, di un Wilmart... che avevano davanti a loro un terreno immenso da scoprire. Oggi molti testi antichi sono stati editi, molti problemi sono stati risolti. Senza dubbio è finito il tempo delle scoperte sensazionali che hanno reso celebri i loro autori.
    D’altronde è completamente inutile la riproduzione di vecchie edizioni già ben curate, soprattutto se le nuove introduzioni sono insufficienti e non offrono niente di nuovo. Si potrebbe così cedere a tentazioni commerciali o di orgoglio.
    Però rimangono molti lavori da fare e tutti i risultati che sembravano decisivi non lo sono del tutto. In questa rivista l’attribuzione a Ippolito di Roma della Traditio apostolica è stata seriamente messa in dubbio. Queste nuove prospettive non sono che agli inizi e speriamo che la ricerca possa proseguire. Sempre in questa rivista numerosi articoli hanno messo a fuoco la liturgia della città di Roma dal V all’VIII secolo e puntualizzato il lezionario della messa dell’VIII secolo. Sempre in questa rivista alcuni manoscritti editi da Edmond Martène sono stati identificati con maggior rigore. Nella liturgia molti punti che usiamo abitualmente rimangono oscuri, per esempio il Kyrie eleison. Ipotesi, considerate certezze, hanno perso incisività. Però non siamo ancora instradati per vie sicure.
    Non soltanto testi e riti antichi sono da rimettere in cantiere ma anche tanti aspetti teologici, per esempio, dei sacramenti e conseguentemente la loro pastorale. Basti pensare, per l’occidente, alla teologia, alla liturgia e alla pastorale della conferma­zione.
    Se le ricerche testuali e storiche hanno visto restringersi il loro campo d’indagine, le scienze nuove come l’antropologia, la sociologia indirizzano lo spirito della ricerca verso nuove mete. La liturgia non potrebbe confondersi con queste scienze ma non può tralasciarle se vuole una più ampia comprensione e una pastorale più efficace. C’è dunque un accostamento verso le scienze umane che non si potrebbe contrastare senza recare offesa alla qualità richiesta attualmente dalla ricerca e la formazione degli studenti.
    Anche il rinnovamento liturgico, a 30 anni dal suo inizio, richiede miglioramenti e ritocchi che non significano assolutamente biasimo per ciò che è stato fatto. I problemi pastorali non meno degli studi storici o testuali sono di carattere scientifico. La nostra rivista non ha trascurato questo aspetto, offrendo riflessioni competenti sull’adattamento, proponendo studi circa la scelta delle letture della messa, ecc. A molti problemi non è stata data ancora una risposta definitiva. Non penso che si possa mettere in dubbio la possibilità di continuare, con competenza e interesse, lavori di ricerca. Si deve solo lasciare ai giovani il tempo di portare a termine la loro formazione e di sperimentare le tecniche alle quali sono stati avviati. Si potrebbe dire che l’accoglienza difficile in certi ambienti del rinnovamento liturgico non incoraggi i più giovani alla ricerca pastorale. Non li credo incapaci di comprendere queste difficoltà legate all’educazione ricevuta, ad una mentalità conservatrice. Alcuni temono che i cambiamenti disturbino una pace conquistata e rimasta fragile; altri, e questo è più grave di conseguenze, ritengono che una riforma è stata già fatta, e dunque è meglio rimanere al punto dove siamo arrivati e per molto tempo...
    Non ritengo che i giovani sinao sconcertati dalla disparità d’opinioni che sono sempre esistite ed esisteranno sempre, ma queste considerazioni non ci devono allontanare dal nostro soggetto principale. C’è ancora interesse per la ricerca, ci saranno ancora ricercatori capaci? Ritengo che si possa rispondere positivamente e con grande ottimismo. La scienza liturgica non si trova sul capezzale della sua morte. È tuttora in vita. A noi resta il compito di incoraggiarla, di non considerarla come un lusso in quanto sta alla base di ogni pastorale efficiente ed equilibrata.
   &nbspAlla fine di questo editoriale un ringraziamento per tutti i nostri collaboratori. Alcuni ci hanno testimoniato la loro fedeltà più volte; altri autori compaiono per la prima volta nell’uno o nell’altro fascicolo della rivista, giunta al dodicesimo anno. Non possiamo dimenticare il lavoro preciso e indispensabile del segretario della rivista e tanti altri servizi nascosti ma non meno importanti. Una rivista deve sempre molto a molti.

ADRIEN NOCENT, osb
Direttore