Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XIX


Editoriale      

    “Tutto è cambiato”. Lamentele di questo genere sulla liturgia si levano da molte parti. Sempre il cambiamento provoca naturalmente un senso di insicurezza, e questo è particolarmente vero per quel delicato campo che è la liturgia. Il cambiamento si è fatto strada e continua in quel processo che il Vaticano II ha chiamato “rinnovamento” (“instauratio” SC 21) e “adattamento” (“adaptatio” SC 37-39) della liturgia nella sua prassi pastorale e nella sua teologia. Solo le persone o le istituzioni esanimi non si muovono o cambiano.
    Anche recentemente possiamo constatare particolari aspetti del cambiamento liturgico: l’istruzione Liturgiam authenticam riguardo l’uso delle lingue volgari nei libri della liturgia romana; la sezione (3.) sull’anafora di Addai e Mari delle Orientamenti per l’ammissione all’Eucaristia fra la Chiesa Caldea e la Chiesa Assira dell’Oriente, il nuovo Martyrologium romanum; e la terza editio typica post-conciliare del Missale romanum. Una esauriente presentazione di ognuno di questi documenti sarebbe possibile solo con ampi studi, ma alcuni “cambiamenti” introdotti, meritano di essere messi in evidenza.
    L’istruzione sulla traduzione nelle lingue volgari parla con autorevolezza della riuscita del rinnovamento liturgico. È apprezzabile per l’omissione della terminologia tecnica propria della linguistica, tuttavia il documento potrebbe essere criticato proprio alla luce della teoria linguistica e letteraria di cui non si può fare a meno in ogni serio tentativo di traduzione. Liturgiam authenticam sembra trascurare troppo facilmente gli apporti di studiosi che hanno analizzato e precisato i principi della traduzione maturati in anni di esperienza. Invece di promuovere il necessario dialogo tra il latino e le lingue e le culture locali, instaura un monologo. È questo il vero significato di mantenere la “sostanziale unità del rito romano” (SC 38)?
    Quando gli Orientamenti, pubblicati dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, affrontano la questione della validità dell’anafora di Addai e Mari, amplificano la teologia scolastica del racconto dell’istituzione - come tale non presente in questa anafore - oltre la ripetizione narrativa e letterale delle parole di Gesù. L’indispensabile evocazione della storia dell’ultima cena può dunque essere considerato come presente nell’a­ nafora nel suo insieme, ossia sparso nelle “preghiere successive di ringraziamento, di lode e di intercessione”. Quest’argomentazione vorrebbe ricordare che un approccio meramente formale e meccanico al contenuto e alla struttura delle preghiere eucaristiche è in se stesso insufficiente.
    Il Martyrologium romanum del 2001 è più di un semplice repertorio agiografico. È un libro liturgico che si affianca alla Liturgia delle Ore e fornisce la base storico-critica del calendario liturgico delle feste dei santi. Viene aggiunto un rito per l’uso del martirologio nel e fuori dell’Ufficio divino. Questa ultima pubblicazione nella serie dei libri liturgici post-conciliari è una sollecitazione a riscoprire nel suo senso più pieno “la comunione dei santi” alla quale siamo tutti chiamati. La liturgia non è solo una celebrazione locale del popolo di Dio ma anche espressione del culto di tutte le schiere celesti – un tema spesso trascurato nella riflessione liturgica contemporanea. Trovo apprezzabile che il cardinale prefetto nella presentazione del volume abbia sottolineato l’utilità di correzioni nelle future edizioni e che la Congregazione per il Culto Divino “accetta osservazioni critiche da parte di ricercatori qualificati sulla presente pubblicazione e sulla esposizione di osservazioni per futuri miglioramenti”1 . Tale apertura ci incoraggia.
    Sebbene la terza editio typica del Missale romanum non sia una revisione radicale della precedente edizione, ha dei cambiamenti. L’Instructio generalis allarga le possibilità di distribuzione della comunione sotto le due specie. Sono state inserite le preghiere eucaristiche supplementari per la riconciliazione, per varie necessità e per i bambini, come pure un nuovo prefazio per i martiri e testi supplementari per il comune della Madonna e per altre messe votive. I maggiori cambiamenti sono nel calendario dei santi. Occorrerà tempo per la nuova traduzione dell’intero messale. I cambiamenti sono normali e continui in liturgia!

EPHREM CARR, osb
Direttore
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        1 Notitiae 37 (2001) 389.