Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XVIII


Editoriale     

    È iniziato un nuovo millennio; un nuovo secolo e anche un nuovo anno di pubblicazione di Ecclesia Orans, che propone una selezione equilibrata di articoli di qualità, di tradizione e della ricerca in corso, mantenendo così inalterata la nota caratteristica dei suoi volumi fin dall’inizio.
    Il comitato di redazione, guarda al futuro con notevole anticipo per continuare nella pubblicazione di studi di valore, presentati alla nostra considerazione dalla facoltà e da altri ricercatori. Son ben graditi articoli sulla liturgia nei suoi vari aspetti, inviati alla nostra attenzione: in inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo.
    Una cosa che è diventata molto pressante dopo il concilio vaticano II nel campo liturgico è quella di avere una chiara comprensione approfondita del perché e che cosa facciamo nella celebrazione. Non si è dimostrato sufficiente, il semplice modificare alcuni aspetti esterni. Raggiungeremo invece una vera comprensione della liturgia considerando tutta la vastità del suo passato alla luce delle sue miriadi di forme e oscillazioni in combinazione con l’osservazione critica del presente e delle culture contemporanee.
        Ci sono sempre due punti da armonizzare l’uno con l’altro: l. continuità e fedeltà all’autentica tradizione e 2. cambiamenti per mettere in relazione la celebrazione dei riti liturgici con il tempo presente e con la molteplicità delle culture. In un certo senso sono due «continuità» che sono normative per il culto cristiano: continuità nel tempo (continuità diacronica) e continuità con la concreta comunità celebrante (continuità sincronica). Tra i due poli c’è una certa tensione, ma unità e diversità non si escludono reciprocamente, come qualcuno vorrebbe farci credere. Fin dal suo nascere la liturgia è stata e continua ad essere in sviluppo, imperfetta nei suoi aspetti celebrativi ma capace di miglioramenti innovativi.
    Da uno sguardo sulle attuali discussioni sul culto cristiano e sul rinnovamento liturgico dal concilio ecumenico Vaticano II, sembrano emergere due estremi che minacciano l’integrità della ecclesia orans, della comunità cristiana in preghiera 1: una a-storica nostalgia di una perfetta liturgia immutabile del tempo d’oro del passato che è più un mito che una realtà, e 2. una nozione superficiale di adattamento che tende a creare una liturgia che ha «successo» creando, secondo loro, celebrazioni liturgiche più «attraenti» o «entusiasmanti». Se la prima istanza sfocia in un archeologismo ossificante senza nessun vero legame né con il presente né con l’eterno, il secondo approccio produce una liturgia che è più spettacolo che culto di Dio. L’opus Dei, la lode di Dio e di rendimento di grazie come comunità, non può essere una questione di gusti popolari, piuttosto dovrebbe arricchire la nostra vita come credenti e stimolare la comprensione della nostra fede comune.
     La diversità di persone e culture è inevitabilmente presente nelle nostre celebrazioni liturgiche, ma noi dobbiamo evitare il pericolo del soggettivismo che porterebbe ad un iper-individua­lismo di azioni rituali in nome dell’adattamento o della inculturazione. A salvaguardia sia dell’uno e dell’altro estremismo è il «consensus» della chiesa, che celebra come corpo di Cristo organizzato gerarchicamente.
    Confidiamo che gli articoli e le recensioni pubblicate in Ecclesia Orans contribuiscano in avvenire alle discussioni sulle sfide che la liturgia deve affrontare nel terzo millennio di vita e celebrazione della chiesa. Il nostro scopo è di offrire come sempre una selezione imparziale ed equilibrata di studi volti a promuovere un autentico sviluppo della ricerca e vita liturgica.

EPHREM CARR, osb
Direttore