Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XX


Editoriale      

    Con questo fascicolo inizia il 20° anno di pubblicazione di Ecclesia Orans. I precedenti 19 volumi nel loro insieme ci offrono una grande abbondanza di autori, di storia e temi connessi con la vita liturgica della chiesa. Speriamo che contribuiscano a favorire una sempre migliore comprensione della liturgia stessa: del passato, del presente e futura. L’ampia gamma dei temi trattati evidenzia i problemi dello sviluppo e del rinnovamento del culto della chiesa nel tempo e la complessità della situazione odierna all’interno e fuori della tradizione cattolica romana.
    Celebrando e studiando la liturgia frequentemente vengono alla luce una serie di paradossi.
    Nella discussione attuale il dibattito sul culto della chiesa è troppo spesso ridotto semplicisticamente a decadenza o progresso e solitamente con toni abbastanza polemici. Alcuni vedono il passato come decadenza e il presente come progresso. C’è chi caratterizza il rinnovamento liturgico come peggioramento e la precedente liturgia come superiore, soprattutto per l’espressione del «mistero» della liturgia. Alcuni sembrano dare più importanza al sentimento e alla devozione privata più che al significato e alla comprensione dell’azione liturgica. Questo non potrebbe essere un segno di rimpianto per un’epoca più semplice e più tranquilla?
    Tutti concordano nel ritenere che il centro del culto è sempre fuori e oltre i riti celebrati. Le forme esterne come parole e gesti non determinano l’efficacia in una persona, la preparazione spirituale e disponibilità individuale è primaria. Ogni persona deve coinvolgersi quanto maggiormente possibile nella celebrazione (actuosa participatio)1. Difficoltà esterne possono con grande facilità far perder di vista gli intrinseci valori posseduti in comune.
    Lo studio della liturgia e una fruttuosa celebrazione del culto cristiano richiamano entrambi una solida memoria, tradizione e innovazione. Il rinnovamento della liturgia può presentare oscillazioni, ma i mutamenti sono inevitabili come lo dimostra chiaramente la storia della liturgia. Gli stessi libri liturgici tridentini sono stati sottoposti a successive revisioni dal loro inizio fino ai nostri anni ’60 (p.e. Urbano VIII, Benedetto XIV, san Pio X, Pio XII).
    La liturgia che giustamente sottolinea αναμνμησις (memoria) del mistero pasquale, può nello studio e nella prassi, comunque, diventare accusabile di αμνμησια (amnesia) da parte di alcuni gruppi di fedeli. Vivere nel presente e per il futuro è realistico e vantaggioso ma solo se allo stesso tempo i liturgisti e i cultori di liturgia promuovono attivamente la «memoria» della tradizione che altri cercano di rifiutare in quanto passato. Il presente richiede di essere valorizzato nello stesso tempo in cui il passato viene ri-valorizzato nell’ambito delle sue celebrazioni liturgiche.
    Un pericolo in cui possono cadere i liturgisti e gli studenti di liturgia è la tentazione di concentrarsi eccessivamente sugli aspetti esteriori, solitamente preghiere e gesti (per ritus et preces)2  fino all’«amnesia» del cuore della liturgia. Appena 40 anni fa in occasione della promulgazione della costituzione Sacrosanctum Concilium, Paolo VI nella sua allocuzione ai padri conciliari il 4 dicembre 1963, sottolineava il primato di quel nucleo indispensabile e spirituale della liturgia come memoria per tutti noi:

La liturgia prima fonte della vita divina, a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale... e primo invito al mondo, perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l’ineffabile potenza rigeneratrice del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane per Cristo Signore e nello Spirito Santo3.

    In linea con le precedenti considerazioni lo staff editoriale di Ecclesia Orans intende continuare a offrire ai suoi lettori studi e contributi sulle questioni del rapporto fra liturgia e teologia e spiritualità, come pure sul rapporto con le scienze umane, linguistiche, con l’ecumenismo e l’arte e la musica. Noi speriamo di saper percepire con sensibilità i bisogni del rinnovamento, con apertura verso il presente dando la giusta attenzione alla presentazione oggettiva della tradizione nella ricchezza delle sue concretizzazioni ed epoche storiche e nel suo profondo significato per la liturgia di ogni epoca. Solo così è possibile maturare un equilibrata e lungimirante valutazione di quelle questioni che sono ancora aperte. Un tale approccio richiede che ognuno di noi abbia a cuore sia le molteplici ricchezze delle tradizioni liturgiche della chiesa sia ugualmente il futuro della liturgia per il bene del popolo di Dio.

EPHREM CARR, osb
Direttore

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        1 Concilio Vaticano Il, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963) 14, AAS 56 (1964) 104.
        2 Sacrosanctum Concilium 48, AAS 56 (1964) 113.
        3 Paolo VI, Allocutio ad patres conciliares (4 dec. 1963), traduzione italiana da Documenti. Il Concilio Vaticano II. Testo ufficiale e traduzione italiana, Dehoniane, Bologna 61967, [127-128], n° 212*: «Sacram Liturgiam primum esse fontem illius divini commercii, qua ipsa Dei vita nobiscum com­ municatur,· primam esse animi nostri scholam; [...] primam denique humani generis invitationem, ut mutam suam linguam solvat in beatas veracesque preces, utque ineffabilem illam vim sentiat, animum veluti recreantem, quae sita est in canendis nobiscum Dei laudibus hominumque spe, per Iesum Christum et in Spiritu Sancto».