Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XXI


Editoriale      

    Ecclesia orans ha compiuto 20 anni di pubblicazione di studi di professori e ex-studenti del Pontificio Istituto Liturgico e di altri studiosi, con l’annata 21 continua, “da adulta”, nel campo degli studi accademici sulla liturgia. Il direttore e il comitato di redazione sperano che gli articoli e le recensioni siano stati utili per i nostri lettori e auspicano che lo siano altrettanto per l’avvenire. Quanti volessero proporci un loro contributo sono, come nel passato, cordialmente bene accolti.
     Sono anche quarant’anni dalla promulgazione della Magna Charta del rinnovamento liturgico Sacrosanctum concilium. Sulla base di questo documento conciliare il preside del PIL analizza in questo numero il tema del linguaggio della riforma liturgica. Sot­ tolinea l’importanza della teologia e del linguaggio del mistero pasquale nel Concilio Vaticano Secondo e nei libri liturgici pubblicati successivamente.
       Malgrado le recenti celebrazioni per l’anniversario della costi­ tuzione sulla sacra liturgia, all’iniziale entusiasmo per la riforma della liturgia romana in alcuni è subentrato un certo distacco se non addirittura indifferenza. Non sembra che avvenga lo stesso con la revisione in corso della liturgia anglicana, come viene messo in evidenza dall’articolo del prof. Leachman in questo stesso fascicolo sui riti d’iniziazione e quello sulle preghiere euca­ristiche nel volume precedente.
    Perché questa varietà nelle reazioni dei fedeli riguardo la riforma liturgica? Perché non si accettano espressioni liturgiche molteplici della stessa fede cristiana? Da dove nasce il disaccordo?
     Il contrasto proviene in parte dalla concezione coltivata della natura e finalità del culto cristiano. La questione ha provocato discussioni già fin nei primi tempi della chiesa, come si può vedere nell’articolo di Sr. Kim su Agostino. C’era sempre stato il pericolo, al quale Agostino reagisce, di interpretare la liturgia sotto la prospettiva del sacrificio pagano e di veri o pseudo culti misterici. Perciò la chiesa ha insistito per un culto “in spirito e in verità” (canone romano) cioè con riti contraddistinti per “nobile semplicità” e “alla portata di comprensione dei fedeli” (SC 34). Spesso ci troviamo di fronte ad un’incomprensibilità detta mistica, elaborata entro ben precisi contesti storici e culturali, ma che non è intenzionalmente voluta.
    Un’altra fonte di diversità scaturisce dal tipo di ecclesiologia che viene coinvolta. C’è una profonda e costante interdipendenza tra chiesa e liturgia come sottolinea la prof. Militello in un recente volume sulla chiesa, dal sottotitolo “Il corpo crismato”, presentato ai nostri lettori dal prof. Augé. Se si parte da un modello di chiesa come popolo crismato di Dio, questo mette a fuoco la liturgia come azione e linguaggio. Altri modelli della chiesa produrranno visioni molto diverse della liturgia, del suo linguaggio e della ritualità.
    Il cambiamento liturgico o, come lo si voglia chiamare, rinnovamento, revisione, riforma aggiornamento, adattamento, inculturazione, ecc. è sempre stato presente anche nei periodi maggiormente statici. Il culto cristiano continuerà a cambiare in quanto ancora non ha raggiunto la sua espressione perfetta e non la conseguirà mai. I testi e le rubriche dei riti celebrati sono prodotti umani imperfetti, anche se essi servono per un’azione sacra che è sinergia del divino e dell’umano. I tentativi di alcuni di rivestire le forme liturgiche e le preghiere di una inviolabilità pari a quella della sacra scrittura è fuorviante ed esagerato.
        Il cambiamento può essere frustrante, e i continui cambiamenti lo sono ancora di più. Alcuni hanno parlato energicamente della delusione con il rinnovamento liturgico. E più ancora della disillusione provocata dai nuovi libri e dall’uso delle lingue volgari in quanto non hanno miracolosamente risolto il malessere spirituale e morale dei singoli credenti, delle comunità e del nostro mondo. La liturgia non fa nascere conversione e fede; le presuppone.
       Se qualcosa provoca disillusione questo lo si deve imputare al deleterio effetto delle “ideologie” - integralismo liturgico, fondamentalismo, perfino fanatismo - quando invece dovrebbero esistere tolleranza, pluralismo e coesistenza. Parlare e scrivere sulle riforme liturgiche come pericoloso fattore destabilizzante, provoca confusione e insicurezza a tutti i livelli. La continua ripetizione di tali ingiuste accuse genera un mito che ha una sua propria vita. Sì alcuni sono delusi, ma delusi nel vedere tanti membri della chiesa a vari livelli che fanno della sacra liturgia un campo di battaglia. La continua delegittimazione del rinnovamento liturgico, realizzato dagli organi ufficiali della chiesa, provoca un vuoto di credibilità ad ogni livello e ovunque.
       Ogni cosa può essere vista da una molteplicità di prospettive come afferma Efrem il siro nel suo inno sulla perla - ognuna parziale e nessuna di esse esaustiva. Si è portati ad assolutizzare cose che non sono le realtà ultime e a dimenticare la distinzione tra relativo e assoluto. Questo provoca illusioni; in realtà le nostre percezioni sono plurime dipendendo dalla conoscenza e dal punto di vista dell’osservatore. Quando viene riconosciuta questa intrinseca relatività dei testi e riti liturgici, diventa più facile essere tolleranti con il naturale pluralismo che ci circonda. Perciò tutti possono accogliere e rispondere al saluto pasquale: “La pace sia con te!”.

EPHREM CARR, osb
Direttore