Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XXII


Editoriale      

    Negli ultimi tempi è frequente il caso in cui la liturgia viene circondata con regole e burocrazia da parte dell’autorità per poterla tutelare da una “carenza di riverenza” nella celebrazione della messa e dei sacramenti. Il fenomeno ricorda i tentativi e i risultati della legge orale degli ebrei o Talmud rivolti ad innalzare barriere protettive intorno alla legge o Torah per prevenire ogni possibile infrazione della legge.
    I sacramenti, come il sabato, sono fatti per il popolo e non il popolo per essere custodito minuziosamente nella pratica dei sacramenti. La liturgia dovrebbe essere a misura d’uomo: per il popolo, del popolo e dal popolo di Dio che celebra. I sacramenti sono stati istituiti dal Signore per il suo popolo; non esistono principalmente per poter essere cambiati e riformati con frequenza dagli incaricati ufficiali.
    È veramente di aiuto - con tutto il rispetto per Ireneo di Lione - scoprire e sradicare ogni punto debole delle pratiche scorrette liturgiche di alcuni? In effetti non si potrebbe svilire quelle cose stesse che si è supposto di difendere? Un “sillaba degli errori” spesso può suggerire a gente priva di immaginazione deviazioni che non avrebbe mai pensato. D’altra parte ogni controllo liturgico di qualsiasi tipo che riferisce gli sbagli dei celebranti e della comunità nel culto non sembra veramente necessario o apportatore di vera edificazione o ri-educazione del popolo di Dio.
    Le rubriche liturgiche e le regole corrono il rischio di dare grande se non grandissima importanza a ciò che è visibile ed esteriormente tangibile e perciò facile da controllare e di trascurare quegli aspetti più importanti che sono nascosti alla vista degli uomini.
   Le cose che possono essere stabilite dalle leggi e dai regolamenti, ricevono, quasi automaticamente un’importanza eccessiva. Aspetti organizzativi, usanze cerimoniali e pratiche di pietà possono tuttavia sfociare in atteggiamenti puramente esteriori e dare il senso di aver assolto i propri impegni di credente. I testi e i riti sono stati osservati!
    Gli aspetti spirituali, anche se non dimenticati, spesso non ricevono la considerazione che essi meritano. Predomina su tutto quanto l’aspetto del cerimoniale, tanto da avere la parte del leone. I liturgisti devono avere a cuore tutto il campo del “culto in spirito e verità”.
    Mentre ci può essere dissenso riguardo alle forme esterne di culto, resta sempre vero che ogni fedele brama una copiosa ricchezza spirituale.
    Il vivo desiderio per il senso profondo delle celebrazioni liturgiche - detto spesso “mistero”- non può essere affidato o realizzato con il “misterioso”. Quest’ultimo troppo spesso viene identificato semplicemente con l’incomprensibile. La celebrazione della liturgia deve attirare i presenti con la sua semplicità e solennità in vista di una partecipazione piena conscia ed attiva nelle azioni liturgiche, ma anche dovrebbe incitarli di utilizzare il tempo per conoscere e amare le parole e infine aprirsi alla grazia e contemplazione di Dio, incontrato nelle azioni e nelle parole. Soltanto così la liturgia può arrivare alla vera manifestazione dei frutti dello spirito.
    La liturgia autentica dipende dallo spirito e dalla verità. La verità certamente implica il vero culto e la vera fede - i due sensi di ortodossia. Senza lo spirito interiore, però, una concentrazione ansiosa sulla ritualità può diventare un’azione vuota che non realizza il suo scopo interiore. Negli ultimi quaranta anni il cerimoniale, in senso pieno (ritus et preces), è stato molto preponderante.     È giunto il tempo di concentrarsi sull’aspetto spirituale - l’autentico mistero della presenza di Dio e della sua azione nelle celebrazioni liturgiche e in ogni persona presente. Non aver dato abbastanza importanza a questo aspetto ha danneggiato la fecondità e pure l’accettazione della riforma liturgica.
    Il recente funerale di papa Giovanni Paolo II è stato un bell’esempio di una buona liturgia - culto in spirito e verità – in cui la semplice ma solenne celebrazione evocava nei partecipanti in piazza S. Pietro e altrove l’esperienza interiore spirituale della grazia divina e di rinnovamento. Possa la memoria di quell’evento ispirare imitazione, rendimento di grazie per i tempi che verranno.

EPHREM CARR, osb
Direttore