Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XXIV


Editoriale
     

    La liturgia non è un’astrazione, neppure lo strumento di una particolare ideologia - vecchia o nuova che sia. La liturgia non è un semplice campo di studio e neppure una teologia. La liturgia per sua stessa natura è un’azione, un agire. I padri del Concilio Vaticano II hanno indicato nella Costituzione sulla sacra liturgia i mezzi indispensabili ma essenzialmente semplici, con i quali la liturgia - celebrata - possa conseguire il suo pieno effetto nella vita cristiana degli individui e di tutta la comunità. Riguardo al popolo viene specificato che: « è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione d’animo, conformino la loro mente alle parole che pronunziano e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano» (cf. 2 Cor 6,1). Riguardo al clero si ammonisce «Perciò i pastori d’anime devono vigilare attentamente che nell’azione liturgica non solo siano osservate le leggi che ne assicurano la valida e lecita celebrazione, ma che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente» (Sacrosanctum Concilium 11)1.
    Se accettiamo il fatto che la liturgia è realmente «la prima ed indispensabile sorgente dalla quale i fedeli possano attingere il genuino spirito cristiano » come viene affermato nella Sacrosanctum Concilium 14, questo richiede un forte coinvolgimento da parte del celebrante, dei ministri, ecc. per garantire che i riti liturgici esprimano la loro «realtà» visibile ed invisibile. Questo presume, naturalmente, che la liturgia nei suoi segni e simboli, nelle sue azioni, gesti e parole esprima chiaramente le sante realtà da essi significate (cf. Sacrosanctum Concilium 21). Questo è lo scopo dei libri liturgici riformati. A sua volta, al popolo cristiano viene richiesto di compiere uno sforzo reale per capire i segni sacramentali e prendere parte consapevole ed attiva nell’agire liturgico come comunità - ekklesia (cf. Sacrosanctum Concilium 21, 59). Quando viene praticata secondo la mente del Concilio la liturgia in sé, celebrata adeguatamente, « è una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele» (Sacrosanctum Concilium 33); ma solo questo non è sufficiente.
    Per realizzare l’ideale del Concilio dobbiamo tener presente l’esigenza di formazione liturgica a tutti i livelli. I pastori di anime, gli insegnanti e quanti altri dediti al ministero pastorale « devono impegnarsi con zelo » per promuovere e fornire una catechesi liturgica di qualità «in tutto il loro lavoro pastorale» (Sacrosanctum Concilium 14). Una buona preparazione e una «presentazione» adeguata del rito e delle preghiere sono soltanto l’inizio, o meglio, il fondamento per la formazione liturgica. Questo implica, tuttavia, una formazione personale nell’uso dei riti riformati, non un’esecuzione meccanica delle rubriche e delle preghiere.
    Tutti i nuovi libri liturgici sono provisti di Praenotanda o di «Istruzioni» per i diversi riti liturgici così come era stato suggerito dai padri del Concilio. Queste istruzioni iniziali offrono una breve introduzione alla teologia del rito e le informazioni necessarie per la cerimonia; per lo svolgimento appropriato dei riti se ne presuppone una conoscenza completa. La loro importanza è evidente nelle parole del Concilio che nelle traduzioni dei libri liturgici «non si omettano le istruzioni poste all’inizio dei singoli riti del Rituale romano sia quelle pastorali e rubricali, sia quelle che hanno una speciale importanza sociale» (Sacrosanctum Concilium 63b). Questo requisito non è osservato sempre nelle traduzioni in lingue locali in alcune terre di missione come mi è stato riferito da alcuni studenti dell’Istituto liturgico.
    In genere sembra essere una negligenza riguardo alle «Istruzioni generali » riscontrabile ovunque. Anche se forniscono precise informazioni su come i rituali devono essere impostati « idealmente», per la scelta dei testi alternativi, per le opzioni e per gli adattamenti legittimi alle circostanze locali nell’amministrazione dei sacramenti e nell’uso dei sacramentali, non sempre vengono lette. Ho fatto sondaggi esplorativi con vari gruppi ai quali ho parlato di liturgia e dei vari riti e il numero di coloro che ne erano al corrente o che hanno letto i Praenotanda è purtroppo minimo.
     È un grave errore per i celebranti ed altri, sorvolare sulle «Introduzioni» obbligatorie per arrivare «ai gesti ed alle preghiere» del rituale in sé. Un vero metodo pastorale di avvicinamento alla liturgia richiede, nell’intenzione della chiesa, una familiarità con il materiale introduttivo. Altrimenti l’uso del rituale può essere affidato all’inventiva come pure disinformato. Un tal approccio priva di conoscere le possibili varietà, flessibilità, per l’adattamento locale e culturale che è insito nei riti. Conduce spesso alla tentazione di «migliorare» i gesti, i simboli e le preghiere in una direzione stravagante giustificata da un punto di vista unilaterale ed individualistico che non è consapevole della ricchezza e delle possibilità reali dei riti stessi. Questo non è stato un caso raro nel tempo fin dalle prime pubblicazioni ufficiali dei libri liturgici riformati. Inoltre ha alimentato il malcontento con la «nuova» liturgia e la richiesta da parte di alcuni del ritorno dei «bei giorni antichi» con l’affossamento dei cambiamenti degli ultimi cinquanta anni.
I Praenotanda, tuttavia, sono soltanto una parte della formazione liturgica. Le aspettative della Costituzione sulla sacra liturgia in gran parte tralasciate, e già fin dall’inizio, sono l’insistenza sulla necessità della catechesi liturgica per i laici, della formazione liturgica per i pastori e il clero in genere e per la formazione liturgica e l’educazione dei seminaristi e dei giovani religiosi. Questo desiderio dei padri del Concilio non è stato mai realizzato completamente.
    Una buona formazione è fondamentale perché il fedele possa prendere parte all’azione liturgica in modo attivo, informato e fruttuoso. La Costituzione insiste sulla catechesi liturgica preparatoria: «una catechesi più direttamente liturgica e negli stessi riti siano previste, quando necessario, brevi didascalie» (Sacrosanctum Concilium 35 § 3). Nella mia parrocchia natale negli anni ’60 i cambiamenti liturgici sono stati introdotti senza la preparazione dei fedeli. Non c’è da meravigliarsi se la gente sia rimasta confusa.
    Per realizzare la formazione dei fedeli, e prima di tutto, la formazione del clero nella liturgia è assolutamente necessario che i pastori d’anime «penetrati... dello spirito e della forza della liturgia ne diventino maestri» (Sacrosanctum Concilium 14).
    Ciò a sua volta richiede la preparazione di professori di liturgia formati scientificamente per questo lavoro in istituti specializzati (cf. Sacrosanctum Concilium 15). La liturgia è da classificare tra i corsi principali obbligatori nei seminari e nelle facoltà teologiche e gli altri professori dovrebbero chiaramente mettere in evidenza il collegamento fra il loro insegnamento e la liturgia (cf. Sacrosanctum Concilium 16).
    Purtroppo abbastanza spesso, gli insegnanti di liturgia non hanno il richiesto grado accademico di specializzazione voluto dal Concilio. Nella mia esperienza d’insegnante in vari seminari e facoltà teologiche, «la sacra liturgia» ha raramente la posizione di materia che è potior o principalis nel programma di studi. Può un corso di un solo semestre durante i tre anni della teologia costituire un insegnamento principale di grande importanza? Ho miei dubbi che questo soddisfa il ruolo della liturgia previsto dal Concilio e dai documenti promulgati dalle Congregazioni della curia pontificia riguardo la liturgia.
    Per arrivare allo spirito vero ed autentico della liturgia (Sacrosanctum Concilium 37, 17), si deve migliorare a tutti i livelli la preparazione liturgica per mezzo della catechesi e dell’educazione come pure della partecipazione. Questa carenza ha indebolito considerevolmente la realizzazione fruttuosa della riforma liturgica. Se c’è un peccato grave che si è commesso contro il Concilio Vaticano II, è da ricercare in questo punto.

EPHREM CARR, osb
Direttore
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        1 Per la versione italiana della Costituzione sulla Sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963), vedi Documenti: 1967 Il Concilio Vaticano II (Enchiridion vaticanum), Dehoniane, Bologna 61967.