Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XXVIII


Editoriale     

    Tertulliano, nel suo trattato Sul battesimo, contrappone la sobrietà (simplicitas) del rito del battesimo, accompagnato da poche parole (inter pauca verba), con il suo potere (potestas) e la sua potente efficacia (magnificentia in effectu) come sacramento. Egli afferma che il battesimo riceve tutto il suo potere (omnis virtus), non da semplici azioni e parole, ma dalla sua causa (causam): Dio1. Questo è chiaramente in contrasto nel pensiero di Tertulliano sull'enfasi pagano-romana del culto fatto di solenni cerimonie e riti misteriosi (sollemnia uel arcana). Il culto pagano guadagna credibilità e prestigio con il suo cerimoniale sfarzoso (pompa) e la sua imponente ostentazione (apparatus)2. Il cristianesimo invece con gesti semplici, sobri del corpo e con la semplicità delle parole manifesta negli atti liturgici molto chiaramente i meravigliosi effetti spirituali che si producono con i sacramenti3. Le osservazioni di Tertulliano anticipano la classica descrizione di Edmund Bishop del 'genio' del rito romano: «Caratteristica del 'genio' dell'autentico rito romano è la semplicità, la praticità, la grande sobrietà e l'auto-controllo, la posatezza e la dignità, e nient'altro»4.
    Leggendo Tertulliano con gli studenti del primo anno di liturgia del PIL, mi ha colpito l'appropriatezza delle sue parole, adeguate anche per oggi. Molte argomentazioni a favore della "forma straordinaria" della Messa in contrasto con il novus ordo di papa Paolo VI, o viceversa, sembrano solo prestare una particolare attenzione all'esteriorità. È il mistero o la "sacralità" che è sembrato mancante o una forma viene ritenuta più mistica e sacra di un'altra. A volte sembra che la cosa più importante sia la solennità e il misteriosità dei riti, il loro cerimoniale e i gesti. In effetti, il modo di celebrare è spesso abbastanza carente, ma questo è ugualmente vero per entrambi le forme – "ordinaria" e "straordinaria". Ricordo bene quando da giovane servivo come accolito nella mia parrocchia i veloci dodici minuti della messa dalle preghiere iniziali ai piedi dell'altare fino alla fine dell'ultimo vangelo. Non riuscivo a intravedere un grande spazio di mistero o sacralità in questo tipo di celebrazione. Ho anche partecipato a recenti celebrazioni nella "forma straordinaria" in cui il sacerdote in modo evidente dimostrava di non aver adeguata conoscenza del latino e di non avere familiarità con le rubriche del Missale romanum del 1962. Anche nella "forma ordinaria" della celebrazione tuttavia si sono manifestati abusi, come è stato fatto notare dalla Congregazione del Culto Divino nelle sue "Istruzioni".
    La necessità di una maggiore formazione nella propria "ars celebrandi" di entrambi le due forme è una urgente necessita per i sacerdoti, i ministri dell'altare e i fedeli. Quando ho chiesto, talvolta, chi avesse letto i Praenotanda di una dell'edizioni del Missale romanum (1970, 1975, 2002) di papa Paolo VI, la mia esperienza è stata che molti, se non la maggioranza di preti o diaconi, non lo avessero fatto. Questo vale anche per i rituali dei sacramenti pubblicati dopo il Concilio vaticano II. La stessa carenza sembra vera anche riguardo le "Rubricae generales" e le "Rubricae generales Missalis romani" promulgate nel 1960 dal beato papa Giovanni XXIII e stampate all'inizio del Missale romanum del 1962, il messale approvato per la celebrazione nella "forma straordinaria". Generalmente non è ben conosciuta o praticata, l'"arte" di celebrare il rito romano, sobrio e conciso tanto nei gesti che nelle parole.
    L'altro problema che i commenti di Tertulliano portano alla luce è l'eccessiva enfasi sulla ritualità esteriore: parole e gesti. Una conveniente "ars celebrandi" è di vitale importanza per la liturgia, ma il nucleo è piuttosto l'effetto interiore spirituale dei riti. La causa è Dio, non le parole e azioni esterne in quanto tali. Entrambi le forme sono "mistero" e "sacralità" poiché entrambi portano i fedeli all'incontro con Dio e la grazia salvifica di Gesù Cristo, che ha vinto per tutti noi nel suo mistero pasquale. Non sono gli aspetti esterni che creano i santi misteri; la loro santità proviene dal di dentro. Purtroppo molta polemica recente sulla forma "ordinaria" o "straordinaria" ha toccato solo realtà superficiali per stabilire se fossero adatte o meno adatte per esprimere azioni rituali e le formule di preghiere.
    È il momento di scavare sotto la superficie per riconoscere la realtà spirituale che è il nucleo delle nostre celebrazioni. Dio, e non la imperfetta partecipazione umana del clero o del popolo, è al lavoro per garantire le nostre liturgie e il loro efficace effetto per noi tutti.


EPHREM CARR, osb
Direttore
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1  Q.S.F. Tertullianus, De baptismo 2,1-3, ed. J.G.P. Borleffs (Corpus christianorum series latina [=CCL] 1), Brepols, Turnhout 1954, 277-278.

2 Tertullianus, De baptismo 2,1-2, ed Borleffs (CCL 1), 277. Per il senso nel contesto rituale delle parole usate, cf. Oxford Latin Dictionary, ed. P.G.W. Glare, 
    [At the] Clarendon Press, Oxford 1982, 162: "arcanus" – (of rites) "esoteric, mysterious, magical, mystic"; 1784: "sollemnia" – "solemn observances,
    ritual offerings".

3  Tertullianus, De baptismo 7,1, ed Borleffs (CCL 1), 282.

4  E. Bishop, Liturgica Historica, Clarendon Press, Oxford 1918, 12.