Ecclesia orans

    Periodica de Scientiis Liturgicis




ANNO XXXIV


Editoriale     

   Negli ultimi decenni, sia in campo scientifico che divulgativo, si sono moltiplicati gli studi e le ricerche relative all’iniziazione cristiana, specie dopo la pubblicazione dell’Ordo initiationis christianae adultorum e la rivalutazione e riabilitazione dell’istituto del catecumenato, raccomandato dalla Costituzione liturgica Sacrosanctum concilium al n. 64. Questo, infatti, oltre a rispondere alle istanze concrete della pastorale sacramentale presentate dai padri conciliari, specie da quelli provenienti dalle terre di missione che richiedevano il ripristino del modus procedendi per eccellenza della Chiesa nel “diventare cristiani” (Tertulliano), manifestava anche in maniera evidente la volontà del concilio di ritornare alle fonti della fede e prassi celebrativa cristiane. Questo avrebbe dato anche la possibilità di riacquistare la profonda unità dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, richiamata dalla Sacrosanctum concilium (n. 71) e assunta dall’OICA, con la celebrazione unitaria e nella corretta successione dei sacramenti stessi.
   Sebbene l’idea di fondo fosse certamente lodevole, il rischio era ed è rimasto alto rispetto alla prassi pastorale odierna. Questa, infatti, conta pochi adulti che richiedono il battesimo rispetto alla ormai tradizionale prassi del pedobattesimo, sulla quale ruota pressochè tutta la pastorale sacramentale. Essa, già a partire dal V sec., porterà ad una graduale scomparsa del catecumenato e ad una celebrazione isolata dei tre sacramenti. A ciò si aggiungerà l’inversione dell’ordine nella loro amministrazione, specie a motivo dell’impossibilità del vescovo di essere presente nelle diverse comunità in tempi brevi per amministrare la cresima («si episcopus adest seu episcopus abest», come sottolineato dai Sacramentari dell’VIII sec.): questa, infatti, secondo sacramento nel dinamismo di quella che da pochi secoli chiamiamo “iniziazione cristiana”, avrebbe occupato il posto dell’eucaristia, culmine dell’iniziazione stessa. Un ordine, questo, che forse andrà a favore di alcune scelte pastorali, ma che và a discapito della comprensione, “logica” e “teologica”, dell’intrinseco rapporto e consequenzialità dei tre sacramenti nella maturazione di fede e nella graduale penetrazione del Mistero che si celebra nella liturgia, manifestato pienamente dal corretto ordine sacramentale consegnatoci dalla Tradizione: battesimo, cresima, eucaristia.
   Per di più, già il Penitenziale anglosassone di Teodoro, tra il VII e VIII sec., annunciava che «penitentes secundum canones non debent communicare ante consummationem poenitentialium»; pratica codificata in seguito dal Concilio Lateranense IV. La riconciliazione, perciò, si frapporrà nel dinamismo dell’iniziazione cristiana. Essa, infatti, da sacramento che gode di una sua identità teologica, sebbene nella relazione intrasacramentale con gli altri sacramenti, rischia di diventare (almeno nella prassi pastorale) il sacramento che prepara alla ricezione degli altri, inserendosi dopo il battesimo e, in seguito, propedeutico agli altri sacramenti. Si crea pastoralmente, insomma, un “nuovo paradigma sacramentale” sul quale si gioca la pastorale ma che susciterà inevitabilmente delle reazioni in campo teologico. Questa la tematica e problematica sulla quale si muove il lavoro di ricerca di Willy Ngongo-Omatete, liturgista, pubblicato come secondo volume della Collana Ecclesia orans. Ricerche. Il suo libro, dal titolo Naissance et re-naissance. Dynamiques interactives entre l’initiation chrétienne et la réconciliation, risulta unico nel suo genere, in quanto affronta per la prima volta “di petto”, nel panorama della ricerca scientifica, la tematica della inserzione della riconciliazione all’interno dei “confini” dell’“area sacramentale” dell’iniziazione cristiana. Una “tematica” che l’autore tratta piuttosto come “problematica” in quanto, a detta dello stesso Ngongo-Omatete, viene meno una certa coerenza tra ortodossia, ortoprassi e ortopatia; una lex credendi che vive una sorta di cortocircuito sia con la lex orandi che con la lex celebrandi. In pratica, se da una parte il Catechismo della Chiesa Cattolica e la riflessione teologica, forti anche di quanto stabilito dall’OICA, insistino sulla corretta e tradizionale successione di battesimo, cresima, eucaristia e, solo di seguito, la riconciliazione, fondandola teologicamente e con un continuo ricorso ai Padri, d’altra parte la prassi della catechesi nelle diocesi e quella celebrativa (tranne rare eccezioni) stravolgono quest’ordine per inserire la riconciliazione al secondo posto e anticipare l’eucaristia rispetto alla cresima. Ngongo-Omatete affronta con reale competenza e capacità la quaestio disputata, attingendo la propria riflessione e facendola scaturire da un approccio alle fonti storiche, patristiche, liturgiche, magisteriali e mettendo in dialogo le diverse riflessioni teologiche che, a dire il vero, hanno sempre sfiorato il tema senza un’adeguata e approfondita riflessione che mettesse in campo tutte le diverse conoscenze e sviluppi in merito. L’autore, dopo un chiaro e scrupoloso status quaestionis, non fa mancare anche una sua proposta che possa trovare accoglienza nella prassi pastorale odierna.
   Il volume, perciò, diventa una pietra miliare nello studio scientifico della sacramentaria, specie del rapporto tra il sacramento della riconciliazione en face alla iniziazione cristiana nella sua integralità sacramentale. L’autore intende aiutare la sacramentaria a leggere, secondo la giusta prospettiva, questo rapporto che mantiene comunque quale culmine e fonte la celebrazione eucaristica. Nella Esortazione post-apostolica Sacramentum caritatis del 22 febbraio 2007, si richiamava alla riscoperta del profondo rapporto e del conseguente ordine nell’amministrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (cf. nn. 17-18). Il lavoro di Ngongo-Omatete rappresenta un notevole contributo e una risposta concreta, da parte del mondo scientifico, a quanto già richiamato da Papa Benedetto XVI, in attesa di una nuova primavera della pastorale che con sapienza sappia declinare la riflessione magisteriale e teologica in una buona pratica ecclesiale.

PIETRO ANGELO MURONI
Direttore
2017



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